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EROI o VITTIME?Post n°2526 pubblicato il 18 Settembre 2009 da semprepazzaTag: Afghanistan, attentati, caduti, eroi, guerra, guerriglia, in missione, Italiani, meridionali, missioni di pace, morti, paga dei militari, teatrino, vittime

Per tutto ieri ho assistito al teatrino più ipocrita che mi sia capitato di vedere recentemente.Il baraccone politico mediatico ha rappresentato la sua farsa di minuti di silenzio, discorsi e frasi di circostanza, volti composti alla mestizia, dichiarazioni di misurato cordoglio e la parola "eroe" è rimbalzata più volte da una bocca all'altra.

E' normale, umano e consequenziale che, di fronte alla morte prematura di persone impegnate in una missione che non so più nemmeno come definire ma che a questo punto non chiamerei "di pace", tutti ci sentiamo sconvolti e sinceramente addolorati, vicini alle vittime e alle loro famiglie che sopportano un dolore grande.

Ma i dubbi ci attanagliano e il fatto ci costringe a cercare di capire: è davvero necessaria questa missione così come è stata concepita? E' davvero utile, in qualche modo, o sta diventando controproducente? Quali altri interessi, oltre alla proclamata difesa della libertà, della legalità e del progresso sociale realmente mette in gioco? Difficile trovare risposte nei media: o meglio, se ne trovano molte, troppe, e il troppo allontana dalla verità.

Il dolore autentico per queste morti non appartiene alla politica ed ai suoi attori, ma ai famigliari delle vittime e all'uomo comune che si chiede se il sacrificio valesse la candela e si immedesima davvero nel lutto.

Il cordoglio dei politici, che hanno gestito e provocato gli eventi, è pubblico e doveroso, direi imperativo, ma non so fino a che punto, dietro le parole e le frasi pronunciate con sguardo mesto (i politici sono i migliori attori e bisognerebbe istituire un Oscar ogni anno per i più bravi) ci sia un rincrescimento ed una partecipazione emotiva reale.Cinicamente penso che, al massimo, qualcuno di loro, tra sè e sè abbia pensato "Azz, questa non ci voleva, ci manda tutto a puttane, poveri ragazzi, però".

E i poveri ragazzi, chi sono?EROI o VITTIME?

Sono ragazzi normali, italiani per lo più del Sud che hanno scelto volontariamente di partecipare ad una missione di pace, diciamolo,anche incoraggiati dal guadagno che una simile scelta comporta e che non troverebbe ugualeriscontro economico in altre occasioni di lavoro in regioni dove il lavoro regolare scarseggia ed è sottopagato.Ho dato un'occhiata alle statistiche: l'80% dei volontari proviene dal Meridione e la paga, per una missione di sei mesi, considerando lo stipendio di base, le indennità e tutti gli annessi e connessi, si aggira mediamente attorno ai 30.000 euro netti (stima scarsa) per i non graduati.Quando mai un ragazzo meridionale ha visto quei soldi (che secondo me non sono nemmeno tanti, commisurati al pericolo)in sei mesi facendo un onesto lavoro? La tentazione è forte per chi ha i requisiti.

Ma... c'è davvero consapevolezza, nella scelta? Chi va volontario viene davvero informato sui rischi reali che corre? Sa che rischia di diventare un eroe morto?E come si può chiamare "missione di pace" una missione che parte armata, in un Paese come l'Afghanistan dove la situazione è tutt'altro che tranquilla e gli attentati ela guerriglia sonoquotidiani?

E allora, mi chiedo se questi ragazzi siano eroi o vittime. Probabilmente, potendo scegliere, non avrebbero voluto essere eroi morti, ma padri di famiglia dalla lunga vita.

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